Scoperta archeologica ad Ostuni: Città Bianca in Puglia

OSTUNI LA CITTA' BIANCA E IL SUO MARE

DAL CULTO DELLA GRANDE MADRE ALLA GESTANTE DI OSTUNI

Il seppellimento della donna, forse la più antica ritualizzazione Paleolitica della procreazione.

A 218 m nella Murgia Costiera, il nucleo originario, d'aspetto medievale, è raccolto entro la cerchia dei bastioni aragonesi sui pendii di un colle ondulato, sulla sommità del quale si erge la cattedrale. Ostuni presenta un aspetto assai pittoresco per i suoi vicoli a gradini e le case imbiancate; conquistata dai Normanni nel 1071, dal 1194 appartenne alla contea di Lecce, e controllata dal principato di Taranto (1294-1462), dal feudo degli Sforza (1498) e dal 1558 appartenne al demanio regio.

Ma se una città è simbolo di maternità per i suoi abitanti, Ostuni ne ha tutti gli attributi per pretendere una tale candidatura non solo come Città Bianca, ma vera città delle radici più recondite della storia umana: la maternità è incastonata nella roccia di Ostuni dalla quale trasuda il ricordo di una “madre” che dopotutto madre non lo è mai stata. Negli anni ’90 del secolo scorso, un’equipe di archeologi guidati dal Prof. Donato Coppola (della sez. di Paletnologia dell’Università di Bari), fa quella che presto ebbe eco in tutta Europa, la scoperta della sepoltura della Gestante di Ostuni 1, presso la Grotta di S. Maria di Agnano. Datata al Paleolitico Superiore, circa 24.000 anni fa, in base ai carboni contenuti nella fossa della sepoltura, questo fossile di gestante di circa 20 anni con i resti di un feto ad uno stadio di sviluppo avanzato aveva, oltre ai bracciali di conchiglie forate ai polsi, «un copricapo costituito per lo più da oltre seicento conchiglie impastate di ocra rossa, strumenti in pietra e resti di fauna collocati intenzionalmente intorno al corpo», spiega in un’ intervista Donato Coppola. Lo scienziato continua spiegandoci come «il seppellimento della donna proponeva una “divinizzazione” della maternità, forse la più antica ritualizzazione della procreazione, attraverso la deposizione di vere e proprie offerte funerarie indicative delle aspirazioni della comunità di cacciatori, con una forte valenza simbolica per la sopravvivenza del gruppo». Attorno a questo meraviglioso, commovente e completo fossile, furono recuperate alcune lastrine di calcare graffite col motivo a “Grata” e decorate in ocra. Il motivo a Grata pare riprendere quegli stessi tratti che ritroviamo nelle pitture parietali delle note caverne francesi e italiane ove la donna del Paleolitico è rappresentata ricoperta con questo stesso motivo, e la Gestante di Ostuni 1, abbigliata come le Veneri Paleolitiche, rappresenta un ideale femminile perpetuato anche nelle lastrine graffite, rappresentazione quindi della così detta Grande Madre. Questo motivo a grata rappresenta quello che probabilmente appare un vero è proprio “messaggio di pietra” per ingraziarsi la natura circostante mediante un culto in grotta, struttura naturale quale canale di comunicazione con l’oltretomba.

Non sapremo mai i sentimenti che convogliarono i nostri antenati, certamente di profondo dolore, smorzato dall’idea di un mondo altro dal quale gli antichi speravano provenissero gli esiti dei loro auspici. Quelle speranze oramai divenute lontano e superato ricordo presso la nostra società, persuasa dalla nanotecnologia e che ripone fin troppa fiducia in esse, senza convincersi del fatto che l’uomo, oltre che Sapiens è soprattutto, come vuole la nuova definizione scientifica, Homo Communicans e Spiritualis.


Articolo scritto da "Vincenzo Stasolla".

Ospite

Provincia/Paese

Ostuni, Brindisi

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